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I relitti moderni

 

Spesso mi capita che un subacqueo di un’altra parte d’Italia mi chieda: “… ma se dovessi venire da quelle parti dove mi consiglieresti di immergermi…?” e non saprei proprio cosa rispondergli.
Ogni immersione mi trasmette sempre emozioni diverse, l’una dall’altra, inoltre la storia che si porta dietro ogni relitto mi rende difficile la risposta.
Forse il relitto più significativo (anche se certamente non è il più visitato) è quello dell’INCROCIATORE CORAZZATO AMALFI affondato il 7/07/1915 e quindi nei primissimi giorni dell’inizio della I^ G.M. da un sottomarino austriaco a 22mg. dalla costa. La nave, lunga 130mt con le sue 2 torri binate sarebbe una vera manna per i subacquei locali se non fosse che… è stata completamente smantellata negli anni ’20 quando la richiesta di ferro per l’industria era ai massimi livelli. La rocambolesca storia del recupero può essere letta sui Bollettini d’Archivio della M.M.I.  Ora purtroppo del relitto, affondato capovolto, non rimane che qualche lamiera della corazza (da 20cm.!) e una moltitudine di piccoli reperti, sfuggiti dallo smantellamento sistematico a base di esplosivo. Ah, dimenticavo, rimangono le torri binate con i cannoni da 254mm solo che sono conficcate a testa in giù nel fondale sabbioso! E naturalmente non sono visibili!
Analoga sorte fu riservata anche alla TORPEDINIERA 5PN che giace a 8mg. davanti Jesolo e affondata il 26/06/1915 anche questa da un sottomarino austriaco! Dopo queste due perdite la nostra Marina si dimostrò più accorta e dopo qualche tempo, giocando d’astuzia (coi Mas e coi “maiali”) riuscì a pareggiare la partita affondando alcune corazzate Austro-Ungariche… ma questa è un’altra storia. Fortunatamente fui tra i primi ad immergermi sul relitto della 5PN e conservo ancora le immagini del cannone e del siluro ancora innestato nel tubo lanciasiluri assieme a un numero imprecisato di bossoli di vario calibro. Putroppo tutto questo ben di Dio durò molto poco e mentre i grossi calibri vennero recuperati dalla M.M.
i subacquei locali si diedero da fare per recuperare il resto e adesso, del relitto, rimane ben poco se non le 2 caldaie a vapore.
Nel 2005 si è sparsa la voce che un’altra torpediniera sarebbe stata ritrovata al largo del Lido, una S-88 SCHICHAU austriaca affondata anch’essa nel 1915 ma sembra che il tutto si riduca ad alcune lamiere non identificabili ad alcun scafo bellico. Il sito rimane comunque segreto.
Un’immersione carica di storia passata e presente (capirete poi il perché) è sicuramente quella sul CACCIATORPEDINIERE QUINTINO SELLA affondato l’11 settembre 1943 a 12mg. davanti al Lido di Venezia. Anzi, i relitti sono 2: la prua e la poppa in quanto il siluro della motovedetta tedesca che la colpì la spezzò in due tronconi distanti 200mt circa e quindi non visitabili nel corso della stessa immersione. La nave, carica di esplosivi fu fatta brillare dalla M.M. nel corso degli anni ’70 ma questa precauzione non impedì che parte dell’esplosivo venisse recuperato per poi essere usato per confezionare la bomba della strage di Piazza Fontana il 12.12.1969.
Strage a parte, nel corso dell’immersione si possono ancora ammirare le due torri binate (una a prua e una a poppa) da 120mm, le caldaie e i tubi lanciasiluri del caccia.
Nel corso del dopoguerra, la presenza del polo chimico di Marghera intensificò notevolmente il traffico mercantile e nel 1967 a causa di una forte burrasca, affondò il mercantile Jugoslavo M/N VRMAC, carico di pirite a sole 3mg. dalla costa, davanti al Lido di Venezia. La limitata profondità (-15mt) ne hanno fatto una vera palestra d’acqua dei sub veneziani. Nelle immediate vicinanze di questo relitto sono stati successivamente affondati anche un rimorchiatore RISVEGLIO (anni ’90, in legno… purtroppo ora non rimane granché) e una BETTOLINA (lunghezza 20mt. , senza nome).
Altri affondamenti si succedettero ma quello successo nel 1991 davanti al porto di Chioggia ci ha lasciato, quasi intatto il relitto della M/N EVDOKIA II^ carica di rotoli di lamiere entrata in collisione con un altro cargo a causa della fitta nebbia. Subito dopo l’affondamento, le sovrastrutture della nave giungevano fino a pochi metri dalla superficie per cui, costituendo un pericolo per la navigazione, furono rimosse e la cabina di comando, asportata, giace a pochi metri dalla nave, sul fondale di sabbia.
Anche un sommergibile italiano venne affondato dagli austriaci nei primi giorni della I^G.M.: è il caso del MEDUSA (10/06/1915) la cui prua con relativo tagliamare è visibile al Museo Navale di Venezia in quanto il relitto, affondato a 10mg. davanti a Jesolo, date le esigue misure, è stato interamente recuperato nel 1956 dalla M.M. e i suoi pezzi sono stati distribuiti tra i vari musei navali nazionali (il motore è visibile al Museo Navale di Palermo).
Per godere della visione subacquea di un sommergibile bisogna andare nella baia di Sistiana (TS) e li, a un centinaio di metri dalla spiaggia giace ancora il relitto di un minisommergibile tedesco della II^ G.M., della classe MOLCH.
Il reperto è talmente piccolo che praticamente non ha storia e quindi non si sa ne il nome ne la data dell’affondamento. Ho visitato il relitto fin dagli anni ’80 e ricordo ancora (le foto lo testimoniano) che il sommergibile era ancora equipaggiato con il periscopio mentre adesso… qualche bravo subacqueo l’ha rimosso forse perché, curiosando nei libri di storia aveva letto che all’interno del periscopio vi era alloggiata la bussola giroscopica! Da mandar fuori di testa un… collezionista! Davvero una bella prova di furto con destrezza: ricordo infatti a tutti che, tutto quello che si trova sott’acqua, trascorsi 50 anni dal suo affondamento, va considerato come patrimonio storico e quindi il reperto appartiene allo Stato Italiano e qualsiasi asportazione è punita come un crimine!
Ma se vogliamo davvero visitare un sommergibile, di recente fattura, lo possiamo fare recandoci all’Arsenale di Venezia e visitare il DANDOLO, radiato nel 1999 e parcheggiato in uno squero dell’Arsenale. Ricordo a tutti che il DANDOLO è il sommergibile gemello del più famoso TOTI, attualmente visitabile presso il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.

 

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