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Acque limpide e pescose in Tunisia

17.05.2010 di Dino Basso

"Acque limpide e pescose" è la formula di rito dei dépliant turistici di tutto il mondo, dal promontorio di Portofino alle Medas spagnole. Nessuno ci crede veramente; tanto più in Mediterraneo, visto da tutti come un mare limpido, sì, ma certamente non più ricco di pesce come forse lo era un tempo.  Solamente nei parchi marini si riesce, talvolta, a vedere il mare com’era una volta e invece… 

…dall’unica immersione effettuata a Tabarka riporto il ricordo di una immersione “in velocità” tanto per vedere qualcosa e quel qualcosa altro non erano che…. Cernie, cernie e cernie, una anche di 1mt. che si teneva a una decina di metri da noi… subacquei affrettati che in una sola immersione volevano perlustrare il maggior tratto di mare possibile e agli abitatori dei fondali tunisini concedevamo solo una veloce occhiata… anche se d’ammirazione! Tra una cernia e l’altra comunque, ho intravisto anche un paio di saraghi faraone (quelli con la maglia della Juventus! giganti! almeno 60cm!) e poi murene, astroidi, e… di tutto di più. Ci siamo immersi alle 18 quindi con una scarsa illuminazione su un fondale di sabbia a -30 con rocce emergenti fino a -10 circa, denominato LA VIERGE (La Vergine), prof. massima -25mt, 30’ di fondo e 39’ totali. 

L’ANTEFATTO 

Sono stato invitato dalla S.N.S. (Soc. Naz. di Salvamento-Genova), sezione di Padova a sostituire all’ultimo momento un istruttore inserito in un progetto europeo denominato Aeneas 2006 (MIGR/2007/129-742-075) organizzato dalMinistero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in collaborazione con l’omologo Ministero Tunisino e la O.I.M. (Organizzazione Internazionale per l’Immigrazione I.O.M.) perorganizzare dei corsi per bagnino di salvataggio al fine di consentire l’inserimento di personale proveniente da paesi extracomunitari negli stabilimenti balneari italiani o nel territorio europeo avente, il brevetto di  bagnino, validità su tutto il territorio dell’unione europea.
Il corso-esame della durata di 2 settimane e rivolto a 28 bagnini tunisini (o Maitre Najeur… alla francese)  era già stato preceduto da un corso di lingua Italiana di 100 ore (tenuto presso l’Istituto Dante Alighieri di Tunisi) in cui tutti i partecipanti, alla fine del corso avevano conseguito l’abilità A2 ed erano quindi in grado di intendere l’italiano e di parlarlo a livello base. A questi corsi partecipavano già persone con una certa professionalità acquisita nel campo del salvamento in Tunisia (il Salvamento in Tunisia è gestito dalla Protezione Civile e alcuni già lavoravano o avevano lavorato presso villaggi turistici in Tunisia ma il livello da noi verificato era molto basso e privi di una qualsiasi formazione per la prevenzione degli incidenti).  

IL VIAGGIO 

Il nostro viaggio inizia a Milano Malpensa con un volo della AIRONE con scalo a Tunisi. Prendiamo un’auto a noleggio (Citroen C3 a 25 euro al giorno) e ci dirigiamo verso Tabarka che dista circa 3 ore di automobile su una strada in buone condizioni che permette una discreta andatura. Prendiamo la strada per Bizerta, verso Nord per poi deviare su Tabarka. La strada si snoda nell’interno della Tunisia, a circa 20-30km dalla costa e rimaniamo sorpresi dal verde che ci circonda: sembra un paesaggio delle colline toscane, piene di grano maturo, colorate e di tanto in tanto si vedono anche bacini artificiali per la raccolta dell’acqua da irrigazione… alcuni sono dei veri e propri laghi. A metà strada ci fermiamo nel villaggio di Sedjenane per fotografare una enorme concentrazione di cicogne che hanno deciso di eleggere la cittadina “capitale delle cicogne”. Tutte le case e anche i tralicci elettrici hanno un nido di cicogna. Per la strada ci fermiamo ad acquistare dei piatti di terracotta modellati da dei bimbi e rimaniamo ammirati per la fattura e per il prezzo (50centesimi di euro l’uno). All’arrivo a Tabarka rimango affascinato da una spiaggia di sabbia finissima con le dune “di quelle che non si vedono più”. La spiaggia è pulitissima di suo, non si vedono immondizie portate dal mare ne macchie di petrolio. I tunisini sono cordiali e gentili dalle sembianze molto europee: si nota benissimo l’influenza francese nei bei lineamenti sfoggiati dai locali. 

IL PORTO 

Arriviamo al “diving center” denominato Club Nautique Municipal, siamo accolti dal Presidente del circolo che poi è anche il Sindaco e anche… un Ministro del Governo Tunisino. A tempo perso è anche membro della Confindustria e dell’associazione Albergatori…. Che dite? Basta?

Capisce benissimo l’italiano avendo studiato medicina a Milano circa una 40ina di anni fa e lo parla discretamente. Sfoggia la sua passione per il calcio e tifa Juventus. Si congeda da noi dovendo rientrare a Tunisi per assistere a un convegno di medicina subacquea organizzato dalla Comex francese e rivolto a medici  della Tunisia, Algeria e Marocco. Accenniamo alla figura del DAN (su incarico del Dr. Marroni per tentare una collaborazione mancante fino ad oggi tra DAN e Camere Iperbariche Tunisine) e il medico/presidente/sindaco ne rimane favorevolmente colpito: se son rose…fioriranno. Nel porto di Tabarka (piccolino…) non si possono fare a meno di notare i pescherecci adibiti alla pesca del corallo rosso in quanto ognuno di loro ha in coperta 2 camere iperbariche monoposto per la decompressione a secco: Funziona così: il corallaro scende a -120mt (ogni anno sempre più fondi…) in trimix con un tribo sulle spalle (15+15+15) e ci permane 20’. Risalita con tappe fino ai -18  e dopo 101 minuti di immersione saltano in barca e si inseriscono in camera iperbarica dove trascorrono almeno 3 ore di deco con respirazione di ossigeno dai -9mt. Il loro guadagno è di… 50 euro al giorno. In compenso nei negozi locali vendono le collane di coralle a 20 euro! e prezzi fissi! non si mercanteggia come in Egitto! 

Il Sindaco ci porta in giro per il paese per farci scegliere l’hotel… alcuni sono di proprietà saudita, altri algerina, alla fine scegliamo l’hotel del figlio, l’Hotel Zen, un 4 stelle con una pulizia estrema e una cura dei particolari, dalla felice impronta arabo-zen (!?!?! da vedere). Normalmente la camera costa 110 DN (circa 60 euro ma solo in luglio/agosto) mentre fuori stagione viene per 30 euro! Un sogno! Con Tv LCD da 32”, e colazione. 

Per il pranzo e la cena abbiamo l’onere della scelta tra una decina di ristoranti, tutti sul porto, pesce, pesce e sempre pesce. Freschissimo e di produzione locale (non sanno cos’è l’acquacoltura). Al primo ristorante a cui ci rivolgiamo si presentano con 2 Cicale di mare gigantesche, appena pescate… in Italia la specie è protetta… li sono come le galline… mi aggrego alla scelta dei miei commensali e ne approfitto. Alla fine però non ne rimango molto soddisfatto (sarà il rimorso…?). Per quanto mangiamo (e beviamo) non riusciamo a spendere più di 20 euro a testa (ma talvolta anche 10) tenendo presente che il vino al ristorante costa 8-10 euro la bottiglia. L’idea che la città da è di essere molto libertaria nelle scelte alimentari delle persone. Si vedono tantissime persone del luogo pasteggiare con alcolici… e nessuno ne fa caso.

Il pranzo (o la cena) sono preceduti da un antipasto offerto dalla casa a base di olive, arissa (salsa di pomodoro piccantissima), e tonno. Si aggiunge olio di oliva e si intingola col pane (baguette). Di solito partivamo con l’insalata “tunisienne”, oltre a insalata fresca c’era una insalata “mechuia” cioè verdure ai ferri sminuzzate e mescolate all’insalata, crema di carote all’aglio, e il tutto spolverizzato da tonno sminuzzato (c’è una buona pesca del tonno locale…). Ci siamo dedicati ai soli piatti di pesce, ma dopo aver assaggiato per caso i calamari “doreè” fritti… ogni giorno non ne potevamo fare a meno: dolcissimi, tenerissimi, e per niente pesanti… il segreto sta che prima di friggerli li lessano. Il pesce generalmente ci viene servito ai ferri: cernia, sarago, triglie, pagelli, dentice… una strage! Il vino è molto buono, abbiamo assaggiato solo vini bianchi: Chardonnay (il più caro… ottimo… 10 euro) Ugni blanc (eccellente, a 6 euro) e il Muscat sec (ottimo per fine pasto… a 6 euro). Si finiva con l’amaro Thybarine (che per me è come il Pelinkovac… di istriana memoria) e poi, in un altro locale, complice le fredde serate, si beveva la boukcha, la grappa di fichi. La birra locale è una buona pilsner. 

IL CORSO 

La nostra giornata era segnata dai ritmi lavorativi: sveglia alle 7, lezione di teoria alle 8.30, pausa pranzo dalle 12-13 e poi piscina fino alle 16.30. Poi si devono mettere a posto le carte per il giorno dopo e ci sentiamo “liberi” verso le 19. In tempo per una doccia e per la cena. 

L’attività di salvataggio in Tunisia è gestita dalla loro Protezione Civile ma l’insegnamento impartito è esclusivamente basato su un RCP vecchio di almeno 10 anni (ritmo 5:1) e con tecniche di nuoto molto istintive (non conoscono la rana ne tantomeno il trudgeon). Il caso più eclatante è stato quello di un istruttore di nuoto e di aerobica che… non conosceva la rana… quando gli ho “offerto” una cintura di zavorra  da 4kg… sostenendosi unicamente con la sforbiciata… dopo pochi secondi è andato a fondo! A una mia finzione di annegamento si sono buttati in 2 per il salvataggio e… siamo finiti in 3 sul fondo della piscina! Oltre alle tecniche di salvataggio erano totalmente a digiuno anche delle moderne tecniche di sorveglianza in spiaggia e in piscina.

Un buon numero di bagnini preferisce la tecnica “dell’imboscamento” credo, per una atavica voglia di schivare il lavoro… infatti alle nostre chiamate al bordo vasca per l’esercizio si presentano sempre con molto ritardo e alcuni non si presentano… dando l’idea che stiano frequentando questo corso più per la diaria (37 euro al giorno… una bella sommetta!) che per effettiva voglia di migliorare la loro condizione: solo pochi fanno eccezione. Un giorno, abbiamo deciso di sospendere la lezione di piscina a causa di un imboscamento generale... e il gruppo (finalmente) si è autodeterminato!. Dal giorno successivo è cambiata musica e sono sembrati tutti più incentivati. Vedremo come andrà la prossima settimana 

IL DIVING 

abbiamo trovato il tempo di fare 1 sola immersione, alle 18.00 in acqua, quindi con poca luce. Eravamo al confine con l'Algeria sul sito denominato VIERGE (Vergine). Fondale sabbioso a -30 con rocce che salgono verso la superficie fino a -12. Cernie, cernie e solo cernie! Viste 6 cernie, una anche da un metro che si teneva a distanza di sicurezza. Eravamo di corsa, volevamo vedere tutto e non ci siamo soffermati a fraternizzare. Visti anche 2 saraghi faraone (quelli con la maglia della Juve) da 50-60cm! E poi murene, astroidi... e via così. Il titolare del diving, un M3 (Lassad) era dispiaciuto per l'ora dicendo che di solito c'è molto più pesce...!

Se la secca delle cernie è sicuramente l'appuntamento-clou delle immersioni di Tabarka - i cui fondali nascondono peraltro anche un ramo di corallo nero - la zona di immersione più famosa è sicuramente La Galite, mitica isola ad una trentina di miglia dalla costa. L'acqua limpidissima e la grande quantità di pesce ne fanno da sempre una delle mete da sogno, prima dei pescatori subacquei ed oggi dei sub ricreativi. Nell'ampio seno dell'isola giace il relitto di una nave, spesso visitato da branchi di ricciolette. Per immergersi a La Galite è necessario mettersi d'accordo con un centro immersione a terra (le immersioni, come in tutte le acque tunisine, sono consentite solo sotto la guida di istruttori locali), che organizzano crociere sub ma anche spedizioni a terra, un diving-safari di due giorni con pernottamento in tenda sull'isola.
Il costo dell'immersione è di 13 euro! Ci sono altri 3-4 diving (Padi/SSI) e un villaggio Valtur dove una immersione costa... 45 euro (si sa, nei villaggi...). Inutile che proviate ad andare in Internet… il diving NON HA IL SITO WEB! E questo la dice lunga… sulla loro semplicità. Hanno il telefono e il fax… e basta! In compenso hanno una camera iperbarica da 4+1 proprio in banchina! E per non parlare di un bar al suo interno con caffè (decente) e tè alla menta sempre pronto! Unico neo… fumano (quasi) come turchi!

 IN CONCLUSIONE

 L'idea che ci siamo fatti è che Tabarka è sicuramente sottostimata. Ha un turismo solamente estivo (lug/ago) e prettamente nei villaggi turistici. Nel porto invece c'è il turismo tunisino (algerino, libico, etc.) ma con un grande vantaggio per noi: I prezzi sono bassissimi e lo standard qualitativo è... quasi italiano (del sud Italia... ovvio). Abbiamo provato un hotel 4 stelle (del figlio del sindaco) ottimo: pulitissimo a 30 euro. Nei ristoranti si mangia con 10-20 euro (massimo). Anch'io ero restio, all'inizio... poi rotto il ghiaccio ho trovato i tunisini simpaticissimi e per nulla invadenti (non come gli egiziani!). Da parte mia non vedo l'ora di organizzare una gita col bluSub saltando tutti gli intermediari e prenotando direttamente.

 

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